Le scuole medie sono un passaggio fondamentale nello sviluppo dei ragazzi, sia a livello personale che nella carriera scolastica. Sono tre anni che congiungono lo studio educativo – quasi materno, per certi aspetti relazionali – delle elementari con la complessità delle scuole superiori.
Passaggio da scuole elementari a scuole medie, cosa cambia?
Il passaggio dalle scuole elementari alle medie può essere insidioso. L’allievo lascia un contesto più famigliare, affettivo, per iniziare un percorso che lo porterà ad essere uno studente “professionista”. Un segno evidente di questo cambiamento si può rintracciare nel fatto che i ragazzi iniziano a dare del “Lei” all’insegnante, non più maestro/a.
Ecco alcune grandi differenze:
- Alle medie ci sono più materie da studiare e diversi professori;
- Alle medie ci sono più compiti, interrogazioni e verifiche;
- alle medie ci sono più termini e definizioni nuove da imparare.
Una grande rivoluzione sta anche nella quantità (e nella profondità) dello studio richiesto. Spesso però tutto questo non è accompagnato da una struttura portante, da un metodo di studio adatto per affrontare questa nuova sfida.
Come Aiutare i figli nello Studio alle Medie
Aiutare i figli nello studio alle medie è una vera e propria sfida, lo so bene. In quel periodo succede di tutto: iniziano a voler essere più autonomi, spesso non hanno ancora un metodo di studio, e si trovano per la prima volta a gestire più professori, più compiti, più responsabilità. E noi genitori? Ci troviamo nel mezzo, cercando di capire se è meglio intervenire o lasciare fare.
La chiave, secondo me, è non tanto sostituirsi a loro, ma aiutarli a costruire un metodo che li renda indipendenti. È come insegnare ad andare in bicicletta: all’inizio li tieni per la sella, ma poi devi lasciare la presa. Se li abituiamo a studiare solo con la nostra presenza accanto, rischiano di non sviluppare mai quel “muscolo” dell’autonomia.
Il primo passo è aiutarli a capire come si studia. Non basta leggere il libro dieci volte o sottolineare con cinque evidenziatori diversi. Serve un approccio attivo: leggere con attenzione, capire, rielaborare e poi ripetere. E qui entra in gioco uno strumento potentissimo: le mappe mentali. Funzionano perché trasformano un testo piatto in qualcosa di visivo, colorato, logico. Un ragazzo di prima o seconda media, anche se inizialmente diffidente, si appassiona quando capisce che può riassumere una pagina intera in una mappa con immagini e parole chiave.
Poi c’è un aspetto che spesso viene sottovalutato: il tempo e la fatica mentale. A quell’età non hanno ancora piena consapevolezza del tempo, quindi o procrastinano o si buttano tutto addosso all’ultimo minuto. Aiutarli a pianificare lo studio in modo equilibrato, con pause frequenti, è fondamentale. Non devono studiare ore intere senza staccare, ma piuttosto fare piccoli blocchi da 25 minuti concentrati, seguiti da pause brevi. Funziona, davvero.
Un altro aspetto su cui si può lavorare molto è il coinvolgimento emotivo. Se riescono a vedere lo studio non come un obbligo, ma come una sfida personale, o addirittura un gioco mentale, cambia tutto. E qui entra in gioco il nostro atteggiamento: invece di chiedere “Hai studiato?”, proviamo a dire “Mi racconti cosa hai scoperto oggi?”. La differenza è enorme. Li stimola a elaborare, a comunicare, a prendere confidenza con ciò che hanno imparato.
Ultimo punto, ma forse il più importante: ogni ragazzo è diverso. C’è chi ha bisogno di più struttura, chi di più libertà. L’importante è essere lì, osservare, fare da specchio e guida, e soprattutto trasmettere l’idea che imparare è una cosa bellissima. Non solo per prendere un voto, ma per diventare ogni giorno un po’ più capaci di capire il mondo.
Se mi dici la materia o l’argomento su cui tuo/a figlio/a fa più fatica, posso mostrarti come applicare questi principi in concreto. Anche con un esempio di mappa mentale o un esercizio pratico
Come Studiare alle Medie
Con le scuole medie aumentano il numero degli insegnanti e delle materie, le ore da dedicare allo studio; quello che manca però è uno spazio (una materia, un’ora di lezione) dedicato a come studiare.
Metodo di Studio
Avere un buon metodo è di estrema importanza. Questo permetterà ai ragazzi di studiare con più efficacia e di memorizzare i concetti in modo:
- più veloce
- più divertente
- più duraturo
Arrivati alle scuole medie ci si rende conto, molto spesso, che il classico “leggi, sottolinea e ripeti” a cui si è abituati, è limitativo, insufficiente. Per studiare con metodo è necessario conoscere la tecnica giusta per ogni tipo di informazione da imparare. Dai un’occhiata alle tecniche di memoria per saperne di più.
Tempo da dedicare allo Studio
La gestione del tempo è un altro parametro importante per il salto alle scuole medie. È necessario infatti costruire nuove abitudini di apprendimento, pianificare le sessioni di studio e le pause con una giusta rotazione in modo da permettere la memorizzazione più efficiente. La mente è come un muscolo, e sovraccaricarla non è mai una buona idea. Per questo è fondamentale che lo svago e il divertimento siano parte integrante del processo di apprendimento.
Il tempo, inoltre, gioca un ruolo fondamentale nella gestione emotiva della quotidianità. Spesso, ad esempio, è proprio lo squilibrio tra tempo impiegato e risultati ottenuti a scatenare nei ragazzi il senso di frustrazione o inadeguatezza.
Emotività nello Studio
Quest’ultima considerazione ci porta al tema che maggiormente fa la differenza tra uno studente sereno e uno insoddisfatto.
È importante che i ragazzi riescano ad associare un’emozione positiva al gesto dell’apprendimento. Lo studio non deve essere visto come una punizione: alle scuole medie deve verificarsi un cambio di prospettiva.
Dobbiamo considerare infatti l’atteggiamento con cui i ragazzi si approcciano allo studio e soprattutto la portata emotiva della scuola, come il successo in questa nuova arena avrà effetto sulla loro autostima in delicata fase di costruzione.
Una nuova variabile: l’esposizione
Ecco la più grande novità per quanto riguarda il successo scolastico alle medie: l’esposizione.
È infatti in questa fascia d’età che viene chiesto agli studenti (spesso in maniera implicita) di affinare le tecniche di comunicazione.
Spesso non ci rendiamo conto di quanto possa pesare, in un’interrogazione ad esempio, essere in grado di trasmettere le informazioni nel modo migliore: con sicurezza, chiarezza, coerenza. Capita che la qualità della comunicazione influisca sul voto più della conoscenza della materia.
Per questo motivo abbiamo dedicato una sezione alle tecniche di comunicazione nel libro “Studiare è un gioco da ragazzi!“.
